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ALZHEIMER: LA CASA DI CURA DEVE ESSERE PAGATA DALLA SANITA’ PUBBLICA

ALZHEIMER: LA CASA DI CURA DEVE ESSERE PAGATA DALLA SANITA’ PUBBLICA

Le persone affette da Alzheimer o da gravi demenze ed i loro parenti non devono versare alcuna retta alle RSA o alle case di cura convenzionate: spetta al Servizio Sanitario Nazionale farsi carico di tutti i costi.

   

In Italia i malati di Alzheimer sono in costante aumento, così come le difficoltà economiche delle famiglie, che non possono accudire direttamente i loro cari, bisognosi di cure  particolari e continue attenzioni.

Diviene quindi necessario affidare il malato alle strutture di cura, che hanno spesso costi elevati, tali da ripercuotersi gravemente sull’economia famigliare e sul diritto alla salute.

Diritto, quest’ultimo, garantito dalla Costituzione come diritto inviolabile della dignità umana. In tale prospettiva, la legge di riforma sanitaria n. 833 del 23.12.1978 ha stabilito l’erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario in favore di tutti i cittadini, ponendo a carico del Sevizio Sanitario Nazionale i relativi costi.

Ciò viene però spesso disatteso da parte di molte case di cura pubbliche o convenzionate, che pongono a carico dei malati o dei loro parenti le spese di ricovero.

Sul punto si è espressa molto chiaramente la Corte di Cassazione Civile con sentenza n. 4558 del 23.03.2012.

La Corte, richiamando i principi costituzionali del diritto alla salute nonché quelli sanciti  della citata riforma sanitaria, per una corretta interpretazione della suddivisione delle spese socio – assistenziali strettamente connesse con quelle di rilievo sanitario, ha affermato che le rette di ricovero del malato di Alzheimer presso enti pubblici o case di cura convenzionate non devono essere sostenute dal paziente o dai suoi parenti, trattandosi di spese la cui natura sanitaria è prevalente ed imprescindibile da quella assistenziale. Dette spese devono quindi essere poste interamente a carico esclusivo del Servizio Sanitario Nazionale.

Infatti le persone affette da morbo di Alzheimer o da grave forma di demenza, ricoverato in una struttura pubblica, riceve cure aventi natura prevalentemente sanitaria, che, in quanto tali, non devono essere sostenute né dal paziente stesso né dai suoi congiunti.

Quanto statuito dalla Corte di Cassazione è stato recentemente ribadito anche dal Tribunale di Verona (sent. n. 689 del 21.03.2016), che non solo ha affermato l’illegittimità della richiesta di pagamento della retta da parte dell’Istituto di cura al paziente (o ai suoi famigliari) ma ha addirittura condannato la struttura a restituire le somme che il malato aveva pagato in passato.

Si consideri che i principi in commento, espressi con riferimento ai malati di Alzheimer, sono applicabili anche agli anziani ultra-sessantacinquenni non autosufficienti ed ai soggetti che, con gravi invalidità, siano ricoverati presso le RSA.

A tal riguardo, si sottolinea che nessuna preoccupazione deve destare l’eventuale impegno – contenente la promessa di pagamento delle rette e delle cure – sottoscritto dai famigliari al momento del ricovero del proprio caro. A tale impegno, infatti, sempre secondo la Corte di Cassazione, non potrà essere attribuita alcuna efficacia.