Per informazioni scrivici info@studiopettenati.it

Dove trovarci

Via Palermo, 2 - 43122, Parma

Logo


Chiamaci per un consulto

(+39) 0521.287197

ETICHETTATURA PRODOTTI ALIMENTARI: LA DENOMINAZIONE DI VENDITA (PT.3)

ETICHETTATURA PRODOTTI ALIMENTARI: LA DENOMINAZIONE DI VENDITA (PT.3)

Fissati i principi generali ed elencate le indicazioni obbligatorie (https://www.studiopettenati.it/prodotti-alimentari-informazioni-obbligatorie-volontarie-pt-2 ), occorre analizzare la disciplina specifica prevista per queste ultime.

L’art. 9 del Reg. 1169/2011 indica come primo elemento essenziale la denominazione di vendita. Essa identifica un alimento e permette di distinguere lo stesso da altri prodotti simili. Imporre l’uso della denominazione di vendita in etichetta ha lo scopo di evitare che il consumatore venga indotto in errore.

La denominazione di vendita di un prodotto è:

  • la sua denominazione legale, intesa quale denominazione prescritta dalle disposizioni dell’Unione (ad es. olio di oliva, Reg 29/2012) e, in mancanza, da quelle dello Stato membro nel quale l’alimento è stato immesso in vendita (in Italia, per es. abbiamo il D.M. 22/07/2005 che disciplina la denominazione “Panettone”).
  • In mancanza di denominazione legale, la denominazione dell’alimento è quella usuale, la denominazione accettata quale nome dell’alimento dai consumatori della Stato membro di vendita senza che siano necessarie ulteriori spiegazioni (ad es. in Italia: gelato, pesto alla genovese ecc.).
  • In mancanza anche di questa, deve essere indicata la denominazione descrittivaovvero il nome che descrive l’alimento e, se necessario, il suo uso, e che è sufficientemente chiara affinchè i consumatori determinino la sua reale natura e lo distinguano da altri prodotti con i quali potrebbe essere confuso (ad es. crema spalmabile, prodotto dolciario da forno).

 

In ogni caso la denominazione di vendita non può essere sostituita con un marchio di fabbrica, una denominazione protetta come proprietà intellettuale o con una denominazione di fantasia.

 

L’allegato VI del reg 1169/2011, inoltre, stabilisce particolari indicazioni obbligatorie che devono accompagnare la denominazione di taluni alimenti:

  1. Stato fisico/trattamento. La denominazione dell’alimento comprende o è accompagnata da un’indicazione dello stato fisico nel quale si trova il prodotto o dello specifico trattamento che esso ha subito, nel caso in cui l’omissione di tale informazione indurrebbe in errore l’acquirente (ad es. latte in polvere, pesce surgelato, prosciutto affumicato, pomodoro concentrato, latte liofilizzato, minestrone ricongelato).
  2. Alimenti decongelati. Nel caso di alimenti congelati prima della vendita e venduti decongelati,la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla dicitura “decongelato”. Questo obbligo non si applica, però:
  • agli ingredienti presenti nel prodotto finale
  • agli alimenti per i quali il congelamento costituisce una fase tecnologicamente necessaria del processo di produzione
  • agli alimenti sui quali lo scongelamento non produce effetti negativi in termini di sicurezza o qualità.
  1. Radiazioni ionizzanti. Gli alimenti trattati con radiazioni ionizzanti recano una delle seguenti indicazioni: “irradiato” o“trattato con radiazioni ionizzanti”.
  2. Ingrediente sostitutivo. Nel caso di alimenti in cui un componente o un ingrediente che i consumatori presumono sia normalmente utilizzato o naturalmente presente è stato sostituito con un diverso componente o ingrediente, l’etichettatura reca (oltre all’ elenco degli ingredienti) una chiara indicazione del componente o dell’ingrediente utilizzato per la sostituzione parziale o completa in prossimità della denominazione del prodottoe in caratteri la cui parte mediana (altezza della x) è pari ad almeno il 75 % di quella utilizzata per la denominazione del prodotto e comunque di dimensioni non inferiori ad 1,2 mm”
  3. Proteine aggiunte. Per quanto riguarda i prodotti e le preparazioni a base di carne nonché i prodotti della pesca contenenti proteine aggiuntein quanto tali, incluse quelle idrolizzate, di diversa origine animale, la denominazione dell’alimento reca l’indicazione della presenza di tali proteine nonché della loro origine.
  4. Acqua aggiunta (+ 5% ). Per quanto riguarda i prodotti e le preparazioni a base di carne sotto forma di tagli (anche da arrosto), fette, porzioni di carne o carcasse, la denominazione dell’alimento comprende l’indicazione della presenza di acqua aggiunta se quest’ultima rappresenta più del 5 % del peso del prodotto finito. La stessa disposizione si applica, altresì, ai prodotti della pesca e ai prodotti preparati della pesca interi o sotto forma di tagli (anche da arrosto), fette, porzioni e filetti.
  5. Prodotti ricomposti. I prodotti e le preparazioni a base di carne nonché i prodotti della pesca che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di carne o di pesce ma che in realtà sono frutto dell’unione di diverse parti attuata grazie ad altri ingredienti tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi, recano l’indicazione: “carne ricomposta” e “pesce ricomposto”.
  6. Nel caso di carni macinate, nella denominazione del prodotto bisogna indicare la % di materia grassa e il rapporto collagene/proteine (i limiti di questi parametri variano a seconda del tipo di carne).
  7. Quando un budello per insaccati non è commestibile, tale caratteristica deve essere specificata nella denominazione del prodotto.

Importazione/esportazione.Infine, occorre sottolineare che è ammesso l’uso nello Stato membro di commercializza­zionedella denominazione dell’alimento sotto la quale il pro­dotto è legalmente fabbricato e commercializzato nello Stato di produzione. Quando, però, ai consumatori dello Stato membro di commercializzazione non è consentito conoscere la natura reale dell’alimento e distinguerlo dai prodotti con i quali potreb­bero confonderlo, la denominazione del prodotto in questione è accompagnata da altre informazioni descrittiveche appaiono in prossimità della denominazione dell’alimento.

Quando, invece, il prodotto che essa designa nello Stato membro di produzione è talmente diverso, dal punto di vista della sua composizione o fabbricazione, dal pro­dotto conosciuto nello Stato membro di commercializzazione, la denominazione “originaria” non può essere utilizzata.